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La brevità del rapporto d’oggi: Paura della definitività?
Data 06-03-2018 | Visualizzazioni  20286

La brevità del rapporto d'oggi: Paura della definitività?

 

di SERGIO NICOLLI

   

 

    Oggi, quando ci si innamora, non si è per nulla diversi dai giovani di 50 o di 100 anni fa: vivono un'esperienza forte che li proietta verso il futuro e li fa sognare. Ma perché il loro sogno si arena nel giro di pochi anni o di stagioni ancora più brevi?

 

 

Siamo ormai abituati a sentir parlare male dei giovani: che nuotano in una società "liquida", che respirano una cultura post-cristiana, che hanno progetti di breve corso, che attribuiscono molto valore ai sentimenti e non riconoscono il valore della volontà e delle scelte... e molte altre cose ancora. Di certo possiamo dire che sono molto cambiati rispetto ai giovani di 50 anni fa. Eppure questi giovani, quando si innamorano, non sono per nulla diversi dai giovani di 50 o di 100 anni fa: vivono un'esperienza forte che li proietta verso il futuro e li fa sognare. La vita diventa a colori, provano sensazioni e si riscoprono energie mai sperimentate prima.

 

Mi ha fatto pensare l'episodio, affiorato alla cronaca più volte qualche anno fa, dei lucchetti del Ponte Milvio a Roma. La tradizione dei romani suggerisce agli innamorati di acquistare un lucchetto con due piccole chiavi, di andare sul Ponte Milvio dove attorno a un lampadario è avvolta una lunga catena; aprono il lucchetto, lo agganciano a un anello della catena e lo chiudono, poi, girando le spalle al Tevere, si baciano affettuosamente e gettano dietro di sé le due chiavi nel fiume. È un gesto altamente simbolico che esprime la convinzione che quell'amore sarà eterno, che nulla e nessuno potrà comprometterlo o spezzarlo. Anche oggi, come avviene in qualunque momento della storia, l'amore non nasce "vecchio" ma carico di novità e di futuro, ed è percepito come "indissolubile", non in forza di una legge ecclesiastica, ma per una energia intrinseca che è parte integrante dell'amore.

 

Se poi aggiungiamo che anche le più recenti inchieste tra gli adolescenti rivelano che di essi oltre il 90% pongono la famiglia al primo posto tra i valori importanti per la loro vita – anche coloro che hanno sofferto carenze affettive nei confronti dei loro genitori o che hanno avuto grandi sofferenze per il fallimento del legame coniugale – allora possiamo davvero affermare che anche oggi, come ieri, i giovani si innamorano e sognano un amore eterno.

 

Il diffondersi della convivenza

 

Ma allora ci viene spontanea una domanda: perché, se anche oggi l'amore nasce integro e carico di speranza, il sogno dei giovani così spesso si arena nel giro di pochi anni o di stagioni ancora più brevi? Perché gli adolescenti e i giovani, che pure sognano di farsi una bella famiglia, vivono amori brevi, intensi, tante volte carichi di problemi e di sofferenza? E perché tra i giovani innamorati che guardano con simpatia al matrimonio si sta diffondendo sempre più la prassi di una convivenza più o meno lunga prima di decidere il "per sempre"?

 

Uno studio recente condotto dal Centro internazionale studi famiglia di Milano e sfociato in una pubblicazione (Convivenze all'italiana. Motivazioni, caratteristiche e vita quotidiana delle coppie di fatto, Paoline, 2008), mette in luce che la motivazione di fondo della scelta di "provare" a stare insieme è per lo più la paura del futuro, l'incertezza suscitata in molti giovani dalla constatazione dei tanti fallimenti coniugali precoci. Pur prendendo atto dell'ampio diffondersi della convivenza e ritenendo giusto accogliere con gioia le coppie e accompagnarle nella maturazione di una scelta consapevole del matrimonio cristiano, ritengo che non possiamo accettare acriticamente il progressivo assuefarsi a questo fenomeno.

 

Da un lato dobbiamo avere molta comprensione nei confronti dei giovani che oggi faticano ad affidarsi alla scelta definitiva del matrimonio; spesso la scelta di convivere è favorita da ostacoli di natura economica e sociale, ma non c'è dubbio che è soprattutto un fattore culturale che induce a interporre, tra il desiderio di vivere insieme e la scelta delle nozze, un "tempo di sperimentazione", che negli intenti dei fidanzati dovrebbe conferire maggiore coraggio e serenità al grande passo. In realtà l'esperienza – confermata dalla stessa ricerca sopra accennata – induce a ritenere che la convivenza di prova sia generalmente inefficace a prevenire rotture, sofferenze e fragilità della coppia.

 

D'altro canto però non possiamo così facilmente rassegnarci di fronte a una prassi che è fonte di instabilità, di incertezze e di grandi sofferenze per gli stessi conviventi, anche quando essi ostentano sicurezza e serenità. Se la scelta della convivenza è dovuta alla paura del futuro e all'incertezza di fronte alla sfida del "per sempre", dobbiamo cercare le cause di questa paura e scoprire da quale radice si sviluppa questa incertezza. Questa analisi ci consentirà forse una prevenzione efficace rispetto a una situazione che non esito a definire patologica.

 

Per trovare le cause non possiamo non fare qualche considerazione sul percorso che gli innamorati (quelli che si avvicinano al matrimonio o si orientano alla convivenza temporanea) hanno fatto nel periodo – ormai sempre più prolungato – che parte dall'adolescenza e arriva fino alle soglie del matrimonio. Chi li ha accompagnati a comprendere le inaudite novità che hanno caratterizzano il risveglio della sessualità e della affettività nell'adolescenza? Da chi hanno avuto qualche aiuto per comprendere il senso e il valore dei primi innamoramenti? Chi ha comunicato loro il "lieto annuncio" di Dio sull'amore umano?

 

Purtroppo dobbiamo confessare la generalizzata assenza del mondo degli adulti dalla esplorazione del "pianeta amore", che i ragazzi e le ragazze sono costretti a fare in solitudine, appoggiandosi soltanto alle confidenze dei pari, spesso distorte ed enfatizzate da una stampa erotizzata e priva di valori umani e spirituali, o curiosando nel mondo della pornografia e nella rete informatica. Gli adolescenti sono così sottoposti a una tempesta di informazioni, difficilmente collocabili in un quadro di insieme. L'esperienza diretta dell'approccio sessuale, ormai sempre più diffuso già nei primi anni dell'adolescenza, risulta totalmente sganciata da una relazione affettiva e "consumata" in un contesto di delusione e di fatica esistenziale. L'assenza degli adulti fa mancare la bussola che potrebbe indicare la direzione di un cammino affascinante e ricco di futuro.

 

L'assenza del mondo degli adulti

 

Questa situazione deve far riflettere tutti: i genitori, gli educatori, i responsabili della vita sociale e le comunità cristiane. Il vuoto di formazione che per lo più segna gli anni che vanno dalla cresima fino al matrimonio impedisce agli adolescenti di scoprire l'immensa ricchezza che Dio ha posto nella sessualità e nell'affettività e le possibilità di realizzare la propria vita nelle relazioni umane e nel dono di se stessi agli altri, in particolare – per la maggior parte delle persone – in quella forma primordiale di donazione reciproca che è il matrimonio. Un sereno accompagnamento nella scoperta dell'amore fin dall'età dell'adolescenza, con la gradualità che è propria delle sue varie tappe, potrebbe far crescere nei giovani la gioia di sentirsi chiamati a grandi ideali: nella vita coniugale e familiare come, sempre nell'ottica dell'amore, nel dono della propria vita a Dio e ai fratelli nella consacrazione sacerdotale, religiosa o missionaria.

 

Il cammino che la Chiesa ha compiuto in questi decenni dopo il Concilio consente ormai di contrastare con motivazioni e contenuti affascinanti quel pregiudizio che da troppo tempo, e spesso con ragione, ha imputato alla Chiesa il ruolo di severa castigatrice delle persone nella loro dimensione sessuale e affettiva. Il papa Benedetto XVI invita ad affrontare con serena consapevolezza un pregiudizio che oggi tiene lontani molti giovani dalla Chiesa e che si configura così: « La Chiesa con i suoi comandamenti e divieti non ci rende forse amara la cosa più bella della vita? Non innalza forse cartelli di divieto proprio là dove la gioia, predisposta per noi dal Creatore, ci offre una felicità che ci fa pregustare qualcosa del Divino?» (Deus caritas est, n. 3).

 

Allora è urgente mettersi all'opera e affrontare con coraggio e competenza il problema dell'accompagnamento degli adolescenti e dei giovani nella scoperta della sessualità e della affettività, valorizzando l'ormai ricco patrimonio teologico e spirituale che ci consente di proporre loro una visione positiva, ma non ingenua, dell'amore umano. Così si esprimevano qualche anno fa i direttori di tre Uffici nazionali della Cei (Famiglia, Giovani, Vocazioni) in un interessante convegno unitario dal tema "Accompagnare nel cammino dell'amore": « La Chiesa, partendo dal "lieto annuncio di Dio sull'amore umano", ha un messaggio affascinante e liberante da offrire ai giovani e agli innamorati... un tesoro carico di futuro, capace di fondare splendide storie ricche di umanità e di santità per singole persone e per coppie. È necessario che i cristiani – soprattutto coloro che accompagnano nella crescita adolescenti e giovani – siano convinti di avere una proposta interessante e innovativa che rivela una Chiesa non bigotta e limitante rispetto all'esperienza dell'amore, ma coraggiosa nell'esaltare e nel difendere la qualità di un amore capace di liberare le migliori risorse umane e di realizzare le attese profonde di ogni uomo e di ogni donna».

 

Purtroppo, dobbiamo ammettere che nel campo della sessualità e dell'affettività la maggioranza degli adulti cristiani, anche quelli che hanno avuto una formazione teologica e pastorale in vista di vari servizi ecclesiali, si sentono fragili e preferiscono non dover affrontare questi discorsi con gli adolescenti e i giovani. Gli stessi animatori dei gruppi della pastorale giovanile sono capaci di affrontare con discreta disinvoltura qualsiasi altro argomento di natura spirituale, sociale ed ecclesiale, ma sono titubanti e carenti di argomentazioni quando si trovano ad accompagnare il cammino di adolescenti che vivono le prime esperienze affettive e sessuali.

 

Occorre allora costruire con coraggio una grande alleanza educativa tra le varie componenti della pastorale, tra le associazioni e i movimenti, tra le realtà laiche che operano con spirito cristiano o almeno convergono su alcuni valori fondamentali della persona umana e sulle esigenze della sua crescita. Occorre formare, nei contenuti e nel metodo, persone adulte che sappiano portare con competenza ed entusiasmo il "lieto annuncio di Dio sull'amore umano" agli adolescenti e accompagnare, con una comunicazione efficace e con la testimonianza, i giovani nell'avventura dell'amore.

 

Sergio Nicolli

parroco a Rovereto (Tn)

 

 

Bibliografia

Nicolli Sergio - Tortalla Enrica e Michelangelo (a cura di), Accompagnare nel cammino dell'amore, Ed. Cantagalli 2006, Siena; Tortalla Enrica e Michelangelo - Corrado Simona, Qualcosa di nuovo, Effatà Ed. 2006, Cantalupa (Torino); Arcidiocesi di Trento - Centro diocesano di pastorale familiare, Accompagnare nel cammino dell'amore. Orientamenti per l'Educazione degli adolescenti all'amore, Ed. Vita Trentina 2010, Trento.

 

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